Liquori fatti in casa; ecco come misurare il grado alcolico

Si sa, l’uomo non può vivere solo di birra alla zucca 🙂

Quindi se siete amanti delle produzioni fai da te di liquori e vi state cimentando nella loro produzione oggi vogliamo offrirti qualche consiglio sulla scelta del migliore alcolometro per liquori.

Alcolometro per liquori, ecco quale scegliere

La misurazione del grado alcoli avviene con un metodo semplicissimo per i liquori secchi, basta inserire l’alcolometro in un bicchiere graduato e una volta che l’asta si stabilizza potrete calcolare il volume alcolico del vostro liquore.
Ricordatevi però che il calcolo del volume alcoli va anche in base alla temperatura del liquido, se poi la temperatura supera i 20° dovrete per ogni grado aggiungere 0.2% vol se invece la temperatura è sotto per ogni grado dovrete togliere o.2% vol.
Una misurazione che avviene facilmente grazie al classico alcolometro in vetro che inserito consente di quantificare la gradazione.

La tecnolgoia si è avvicinata a questo modo in modo rapido e l’alcolometro in vetro è stato sostituito da quello digitale che in pochi secondi riesce a segnalare il volume in poco tempo.

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Ecco la formula matematica per calcolare la gradazione alcolica del tuo liquore fatto in casa

Anche se rimaniamo senza strumenti non siamo sicuramente rovinati, esiste una formula matematica per calcolare la gradazione alcolica dei liquori fatti in casa, grazie a questa formula potrete ricavare il volume alcolico dei nostri liquori homemade.

Ricordatevi che ogni chilogrammo di zucchero va contanto come 1.6 kg di zucchero = 1 Litro.

Quindi:

1 Litro di acqua
1 Litro di Alcool
1 Litro ( Calcolate di aver aggiunto 1.6 chilogrammi di zucchero )

Quindi 3 Litri di liquido in totale da usare nel calcolo.
Va quindi inserita la gradazione dell’alcool aggiunto
Quindi 95° in questo caso e la formula dovrà uscire cosi:

95×1000/3000 = Circa 31°

Una volta ricavata la nostra gradazione potremo vantarci con i nostri colleghi ed amici della distilleria perfetta che siamo riusciti a ricreare nella nostra cantina.

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Ecco i migliori spillatori per la birra refrigerati

Il sogno di ogni amante della birra è sicuramente quello di spillare la birra in casa, e per far questo esistono ormai molti spillatori a poco prezzo che ci consentono di spillare la birra già refrigerata.

Spillatori per la birra in casa

Una volta il prezzo di uno spillatore per la birra era veramente proibitivo, sia per via della sua installazione sia per la manutenzione obbligatoria da fare ogni tot giorni, sopratutto se la usiamo qualche volta al mese durante le grigliate con gli amici.

Ovviamente per avere lo spillatore che rinfresca la nostra birra in uscita dovrete avere nelle vicinanze una presa della corrente per tenere la macchina in uso.

Esiste ormai una linea completa di spillatori di birra da poter utilizzare in casa e molte case di produzione di birra hanno iniziato a produrre i fusti adatti a questi tipi di spillatori.

La scelta di un ottimo spillatore della birra da tenere in casa è sicuramente da far ricadere sulla tipologia di birra che può essere inserita, cercate quindi di scegliere uno spillatore che abbia una linea completa di fusti delle migliori marche che amate anche perchè ogni spillatore ha la possibilità di inserire solo determinati tipi di fusti.

Klarstein Skal lo spillatore elegante

Sicuramente stiamo parlando di uno degli spillatori per birra più eleganti in commercio. Lo stile e il design di lavorazione lo rendono adatto alla sua presenza in ogni salotto anche se magari non lo utilizziamo spesso.
La forma da classica spillatore da bar lo rende carino e molto comodo nel suo utilizzo e nella sua pulizia. La capienza è la classica per i fusti da 5 l e il kit comprende anche l’adattatore Heineken e la cartuccia CO2.
Il sistema di raffreddamento interno dello spillatore cosente una spillatura da 2c° a 12c° per avere la migliore temeperatura in base alla birra inserita.

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Spillatore per la birra Philips Perfect Draft HD3720/25

Anche una grossa azienda come Philips scende nel settore degli spillatori della birra domestica con un prodotto di pura tecnologia.
Questa macchina funziona con fusti appositi da 6l e nella presentazione viene garantita la conservazione del fusto una volta aperto anche per 30 giorni, ovviamente a macchina accesa.
Per questo tipo di spillatore c’è una serie non troppo ampia di fusti anche per via dei 6 litri al posto dei classici 5l come da mercato.
Un ottimo prodotto di Desing che però si posiziona per via del prezzo ad un livello superiore di vendite e di spesa

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The Sub, lo spillatore orizzontale

The Sub è sicuramente uno spillatore per birra molto originale. Si differenzia dai colleghi per la predisposizione orizzontale nella spillatura.

Per questo modello sono stati creati diversi modelli personalizzati sui vari brand di birra tra cui Heineken e Birra moretti. A differenza dei sui colleghi il The Sub contiene fusti a capsula da 2 litri l’uno, quindi un’ottimo spillatore adatto anche a piccole cene. Molto comoda questa particolarità dei due litri, molte volte un fusto è molto sconveniente per via dei litri di birra che ogni volta non riusciamo a consumare e molte volte siamo costretti a buttare.

Krups VB6505 The Sub Spillatore di Birra, Rosso
  • Spillatura perfetta ad una temperatura costante di 2°C
  • Impugnatura ergonomica

Avere quindi uno spillatore per la birra refrigerato in casa non è affatto una impresa impossibile, basta un minimo di spazio per poter conservare lo spillatore sempre accesso nel caso il fusto sia inserito.

Ovviamente gli spillatori hanno bisogno di una manutenzione e pulizia regolare per evitare di intaccare la qualità della birra a lungo andare. Nel caso di alcuni spillatori che richiedono canule d’inserimento molti fusti ne comprendono una monouso per evitare contaminazioni e batteri dovuti alla rimanenza degli zuccheri della birra.

La birra senza glutine; Ecco come nasce

Con l’aumentare delle allergie alimentari anche le industrie del bere hanno dovuto adattarsi alle esigenze degli utenti che in molti avevano iniziato ad abbandonare le birre per ovvi problemi di intolleranza. In Italia verso la fine del 2019 sono stati censiti circa 198.000 abitanti affetti da celiachia, quindi era logico che anche i produtorri di birra si avvicinasserò rapidamente al settore del senza glutine.


Birra senza glutine; Ecco come nasce

La normativa vigente in Italie e in Europa impone che per essere chiamata ” Birra senza Glutine ” non deve essere oltre i 20 ppm ( Parti per Milione ) quindi a volte anche la birra senza glutine può essere pericolosa per gli intolleranti al glutine più sensibili.

Anche se esistono diversi modi per produrre la birra senza glutine, i due maggiormente usati dalle case di produzione sono questi.

1 ) Metodo Enzimatico

Molti produtorri di birra senza glutine aggiungono alla fine della produzione un ezima che si occupa di rompere la Gliadina, la componente che attiva la risposta immunologica negli intolleranti al glutine. Quindi l’aggiunta di questo enzima che non modifica ne va a variare il gusto e la conformazione della birra si rende necessario per poter produrre in sicurezza questa birra senza glutine.

2) Uso di un malto senza glutine

In questo secondo caso si utilizzano dei malti adatti ai celiaci come riso, miglio, amaranto, quinoa, mais, sorgo e grano saraceno.
Ovviamente in questo caso il sapore finale della birra può cambiare leggermente e andare a modificare un pò il sapore finale ma sta in questa la bravura del mastro birraio nel bilanciare i sapori e il risultato finale. L’orzo è veramente difficile da sostituire perchè elemento fondamentale anche nella fermentazione della birra. Molte volte a tutti i cereali sopra viene preferito il sorgo per le caratteristiche più vicine all’orzo.

Anche se questi sono i due metodi più usati, per il primo rimane la possibilità di una leggera contaminazione del glutine rimasto durante la deglutinizzazione quindi se siamo a cena con un intollerante al glutine molto sensibile è preferibile dargli la birra realizzata con cereali senza glutine.

Birra senza glutine fatta in casa

Molti di noi producono la propria birra in casa, con diversi malti e diverse concentrazioni di sapori che sono particolari che molte volte non puoi trovare in commercio.

Ma se un intollerante al glutine volesse produrre la propria birra in casa?

Niente di più facile, per produrre la birra in casa senza glutine basta sostituire l’orzo con il Sorgo, questo ingrediente viene comunemente usato nella produzione della birra senza glutine.

In commercio esistono molti Kit già pronti per la preparazione della birra senza glutine in casa come quelli che potete trovare a questo link.

Ovviamente se siete intolleranti al glutine fate molta attenzione a produrre da voi la birra se non comprate kit per la birra senza glutine più che garantiti, state attenti anche se la birra che avete preparato la servite ad un intollerante, molte volte piccole contaminazioni possono portare a grossi guai.

Birra alla Zucca

Nel periodo di Hallowen possiamo vedere zucche ovunque, ma se la zucca non ti piace solo decorarla ma vuoi anche berla allora vi consigliamo di provare la birra alla zucca, una novità particolare del pianeta birra.

La birra alla zucca e la sua nascita

Stiamo parlando di un prodotto molto particolare, la zucca si sposa amorevolmente al luppolo sopratutto se stiamo parlando di una birra artiginale leggermente affinata in botte.

Le birre alla zucca si classificano come birra stagionale sfruttando il fatto che la zucca si può trovare prevalentamente in questa stagione.

La birra viene prodotta aggiungendo poi pezzi di zucca nel caso di una produzione veramente artiginale e poi tolta nel momento del’imbottigliamento. Nel caso di birre meno artiginali potrete trovare dentro o della classica purea di zucca o aromi artificiali.

La zucca inserita nella birra ha però bisogno di un sostegno durante la sua fermentazione, è possibile aggiungere le classiche spezie come se fosse una preparazione culinaria. Si sposano benissimo con la birra alla zucca nella sua fermentazione cannella, chiodi di garofano, noce moscata, zenzero macinato e pimenti. Stiamo parlando di una birra con un sapore particolare che si sposa bene a carni piuttosto saporite e alla griglia.

La birra alla zucca è difficilmente reperibile in Italia nelle attività, bisogna quindi affidarsi a reperirla su store online o in negozi di settore.

La birra alla zucca e gli abbinamenti in cucina

Essendo una birra molto particolare non è sicuramente adatta a tutti gli utilizzi in cucina.
Premesso che prima di darvi questi consigli abbiamo sperimentato alcuni abbinamenti, alcuni veramente azzeccati sia nella preparazione sia nella degustazione. Ma alcuni veramente ci hanno lasciati stupiti da quanto può essere tremenda una birra abbinata ad un piatto sbagliato, quindi vogliamo ricapitolare con voi i migliori abbinamenti.

Birra alla zucca e pollo

Il pollo come nella maggior parte dei casi si sposa benissimo con la zucca e quindi la birra alla zucca può essere impiegata nell’utilizzo sia come liquido in fase di cottura sia come birra da accompagnamento di un buon pollo arrosto o alla brace viva.
Ricordatevi sempre che il gusto della birra è piuttosto dolce quindi controllate sempre il livello di salatura della carne prime di avere un prodotto prevalentemente dolce.

Zucca, Birra e carne di Maiale

Il maiale non sempre si sposa bene con la zucca, prevalentemente sono due sapori che non si sposano benissimo per via della dolcezza della carne di maiale se non correttamente arrostita. In questo caso la birra alla zucca può essere impiegata come liquido per la marinatura, le sue noti dolciastre e speziate possono rendere la crosta del vostro maiale molto appetitoso. Cercate di far prevalere la cottura alla griglia o in affumicatore in modo da far arrostire al meglio la marinatura e da togliere tutte le parti dolci e sulla crosta.

Pesce e zucca, un abbinamento che non ci piace

Prendete sempre quello che scriviamo come una opinione personale, ma in tutti gli abbinamenti che abbiamo provato tra birra con la zucca e pesce non abbiamo mai trovato un piatto che ci soddisfi.

Anche con la trota affumicata la birra non si è amalgamata e anche in degustazione non ci ha lasciato pienamente soddisfatti. Quindi il nostro consiglio rimane quello di affidarsi a consumare la birra alla zucca con carne bianca e possibilmente arrosto o con cuttere violente che possano dare uno shock agli zuccherri della birra.

Cos’è la birra artigianale?

Inutile negare che la birra artigianale ha fatto il suo ingresso ufficiale nel vocabolario di noi Italiani da pochi anni, ormai però ha sicuramente preso il largo sulle tavole Italiane abbinata ormai a tutti i piatti, sia carne che pesce.


La birra Artigianale in Italia


Il boom In Italia lo abbiamo verso il 2005/2006, dove con un onda di rivoluzione fanno irruzione sul mercato i Kit per fare la birra in casa e contestualmente aprono molti birrifici artigianali nelle varie terre locali Italiane.
Un boom che ha sicuramente trovato il pieno interessa da parte di imprenditori e conoscitori della materia che dopo il primo boom non si sono fatti trovare impreparati.

Ovviamente, non è che prima in Italia non si producevano birre artigianali, ma semplicemente il settore era di nicchia e poco conosciuto, poi vuoi complice il boom delle trasmissioni culinarie in Tv, anche la birra artigianale Italiana ha avuto il suo giusto palco nazionale.

Personalmente considero artigianali tutte le birre prodotte da piccoli birrifici in Italia aldilà del gusto e aldilà della composizione che molte volte sono dei gusti puramente personali. Quindi ogni birra prodotta da piccoli produttori Italiani, e visto che siamo molto patriottici, ci aspettiamo che prima o poi venga riconosciuto un disciplinare per la birra artigianale Italiana.

Anche la Legge Italiana riconosce la birra artigianale

Anche la legislazione è entrata a legiferare sulla birra artigianale e con la legge (154/2016) ha deciso di affermare su carta i canoni per cui ad oggi possiamo definire la birra ” Artigianale “.

Si definisce birra artigianale la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e di microfiltrazione. Ai fini del presente comma si intende per piccolo birrificio indipendente un birrificio che sia legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza di utilizzo dei diritti di proprietà immateriale altrui e la cui produzione annua non superi 200.000 ettolitri, includendo in questo quantitativo le quantità di birra prodotte per conto di terzi.

Legge ( 154/2016 )

Una definizione di Birra artigianale che impone un prodotto realizzato da piccole realtà, con una produzione annua inferiore ai 200.000 ettolitri includendo quelle prodotte per conto di terzi. ( Un birrificio artigianale rimane cosi ancorato alla sua produzione e non può produrre per altre linee con la denominazione di Birra Artigianale )

La legge è sbagliata?

Forse si e Forse no, sicuramente in questo tipo di regolamento manca una parte fondamentale che parla della qualità dei prodotti utilizzata nella fase di produzione della birra artigianale.
Bisognerà sicuramente tenere conto di questi dettagli fondamentali nel caso si provi ad aggiornare questa buona legge che oltre ai produttori di Birra Artigianale.

Niente prodotti Italiani nella produzione? Attualmente non è obbligatorio l’utilizzo di prodotti esclusivamente Italiani per avere un prodotto Artigianale nel campo della birra, anche perché la produzione di Luppolo non è ancora sufficiente a soddisfare la richiesta per la produzione Italiana di Birra Artigianale.

Avevamo bisogno di una Legge per la Birra Artigianale in Italia?

Certamente, essendo in Italia avevamo sicuramente bisogno di una legge che mettesse dei paletti sulla produzione di Birra Artigianale.
Il mercato che ha avuto uno sviluppo pazzesco in pochissimo tempo era sicuramente a rischio di frodi e di furbetti che avrebbero prodotto la birra artigianale con metodi e tecniche industriali.

Quindi si è accolto con favore la legge per aiutare i piccoli birrifici escludendoli da una possibile guerra di mercato con le grosse industrie che hanno sicuramente fondi e mezzi per schiacciare i concorrenti.

La birra artigianale in Italia ormai ha sfondato il mercato e si possono contare svariate qualità e tipologie in base alla regione di produzione. Ormai ogni regione in Italia ha una piccola storia di produzione di Birra Artigianale che piano a piano si stanno affermando ai top delle classifiche europee.

Perchè la Birra fa Bene ai Capelli? Come Migliorare il Tuo Aspetto

Ti sarai sempre chiesto “perchè bere birra fa bene ai capelli?”, in realtà non sono le classiche affermazioni o legende metropolitane, ma il pensiero è molto più profondo e realistico. Nonostante possa sembrar surreale, i benefici prodotti dalla bevanda alcolica sono molteplici.

Oggi però vogliamo spiegarti, tra tutti i vantaggi che vi sono, il motivo per cui questa bevanda fresca potrebbe aiutarti a crescere i capelli e soprattutto quale metodo adottare, per far sÏ che la tua chioma possa esser sempre ben curata.

Bere birra fa bene: un sano tocco per capelli crespi e ricci

Sicuramente al di là del piacere nel bere una buona e fresca birra, soprattutto in estate, c’è molto di più. Per esempio? La bevanda alcolica produce e aiuta ad aumentare la resistenza per i capelli a rischio caduta, ma soprattutto per combattere la secchezza nelle chiome come quelli crespi e ricci.

Tutto ciò è dovuto ai composti presenti all’interno della birra, di quali parliamo? antiossidanti, proteine e vitamine. Questo miscuglio produce degli ottimi benefici sulla pelle, lo sapevi? Qualora ne fossi a conoscenza, sai anche che è un’ottima soluzione per evitare quei prodotti chimici e aggressivi per tutti noi.

Fin dai tempi antichi, la birra veniva definita come “elisir di bellezza“. Tutt’oggi i suoi benefici nascosti, ti consentono di rendere i capelli più voluminosi, lucenti e soprattutto molto morbidi. Ma come è possibile che una bevanda alcolica possa produrre questi effetti benevoli?

  • Morbidezza e lucentezza: tutto ciò è dovuto al luppolo e al malto.
  • PH basso: l’acidità piuttosto inferiore della birra restringerà le cuticole dei capelli, cosicchè possano sembrar più lucidi.

Come applicare la birra sui capelli

Ora che hai capito perchè bere birra fa bene ai capelli, ti spiegheremo come rendere la tua chioma brillante e come applicarla:

  • Il primo passo è quello di sciacquare i capelli e poi versare la birra dalla sua bottiglia, con l’aiuto di un polverizzatore (nebulizzatore).
  • Cronometra 10 minuti e allo scadere di tale tempo, esegui un risciacquo con tanta acqua tiepida.
  • Dopodichè sarà necessario un po’ di balsamo, affinchÈ si possa togliere l’odore della birra

Per ottenere buoni risultati, il trattamento andrà applicato circa tre volte a settimana. Adesso ti è chiaro perchè bere birra fa bene ai capelli? Inoltre non dimenticare l’applicazione da effettuare settimanalmente.

Birra analcolica? Sì, ma occhio all’etichetta

Spesso e volentieri la tecnologia rende le cose più difficili, molto più semplice da attuare nella vita di tutti i giorni. È il caso certamente del settore dell’intrattenimento, che ormai si può apprezzare alla perfezione direttamente dalla propria abitazione, senza muoversi dal divano di casa, grazie a portali sicuri come casinoonlineaams.com, ma anche di tanti altri ambiti, come ad esempio quello alimentare.

Pensiamo, quindi, alla possibilità di acquistare tantissimi prodotti direttamente da un portale che si trova online: un vantaggio, ma in altri casi, senza conoscere a menadito alcune regole base, ecco che può trasformarsi anche in situazioni spiacevoli, soprattutto nel caso in cui i prodotti comprati non corrispondevano a quelli presenti nella foto e nella descrizione sul sito online.

Un caso simile può essere legato, oltre che alla poca attenzione, pure alla ridotta conoscenza delle qualità dei prodotti specifici. Giusto per fare un esempio, ci sono tantissime birre che vengono ribattezzate come analcoliche, quando in realtà, nonostante la percentuale sia decisamente bassa, una frazione alcolica è comunque presente.

Birre analcoliche… o no?

Nel corso degli ultimi, infatti, ci sono state diverse segnalazioni che hanno messo in evidenza come tante birre presentino al loro tracce di alcol, con dei contenuti che sono di solito compresi tra 0,5 e 0,5 punti percentuali. Tutto bene fin qui, se non fosse per il fatto che sulle confezioni è presente un titolo che non corrisponde al prodotto citato, visto che si parla di birre analcoliche.

Invece, l’indicazione della presenza di tracce di alcol viene riportata sulla confezione in un formato talmente ridotto che diventa anche difficile accorgersi della sua presenza. Certo, non si tratta di tracce con gradazioni molto alte, ma in ogni caso possono comunque portare a dei danni in alcuni soggetti che presentano una fragilità maggiore. Basti pensare, giusto per fare un esempio, alle donne che si trovano in stato di gravidanza oppure a quelle persone che stanno seguendo un percorso di disintossicazione dall’alcol.

In base a quanto è previsto dalla normativa attualmente in vigore, però, ecco che le case di produzione di queste birre analcoliche, che poi comunque contengono delle tracce di alcol, non si potrebbero punire. Tutto “merito” dell’articolo 2 della normativa, che definisce la terminologia di birra analcolica, mettendo in evidenza come tale etichetta sia da riferire solo ed esclusivamente a quei prodotti con grado Plato non più basso di 3 e non più alto di 8, oltre che con un titolo alcolometrico volumico che non va oltre la soglia dell’1,2%.

Un problema per i consumatori

Come si può facilmente intuire, quindi, sia le etichette che tutte le varie scritte che sono presenti sulle confezioni, ma anche direttamente sulle bottiglie, possono rappresentare un bell’inganno per chi ha intenzione di completare l’acquisto.

Cosa è necessario fare in questi casi? La soluzione suggerita è quella di provvedere alla lettura, con la massima attenzione ovviamente, delle scritte che sono state realizzate in caratteri più piccoli e che, spesso e volentieri, sono collocate proprio sul retro della confezione piuttosto che della bottiglia.

Si tratta, in fondo dell’unica soluzione per poter valutare e capire se, in effetti, quella specifica birra analcolica, il cui mercato entro il 2026 varrà all’incirca 29 miliardi di dollari, è effettivamente tale, e quindi non presenti al suo interno nemmeno qualche traccia di alcol, oppure se al contrario ne contiene in maniera anche lieve, sempre entro i quantitativi e i limiti che sono stati stabiliti da parte della normativa che è attualmente in vigore. Proprio in tal senso, è bene sottolineare ancora una volta come l’unico sistema possibile per evitare “fregature” è proprio quello di procedere in autonomia con il controllo di tutte le varie indicazioni che sono riportate al di sopra della confezione.