Birra e calciatori

“Gentili ascoltatori, abbiamo appena assistito a un primo tempo davvero spumeggiante!” esclama il cronista entusiasta. Spumeggiante come il boccale di birra che tanti appassionati stanno sorseggiando al
bar mentre ascoltano trepidanti la radiocronaca della partita degli azzurri.
Calcio e birra sono indissolubilmente legati nella tradizione popolare, nel nostro Paese come in Gran Bretagna, dove il calcio moderno è nato, e in molte parti d’Europa. La birra accompagna da sempre quanti,
alla radio come davanti al televisore, soffrono ed esultano per le gesta dei loro idoli sul prato verde.

Sponsorizzazioni storiche

Sponsorizzazioni storiche, nell’era moderna, hanno contribuito a legare la bionda e spumosa bevanda allo sport più seguito nel vecchio continente. Basti pensare alla danese Carlsberg, per tantissimi anni sul petto dei reds di Liverpool, o alla Heineken, per anni main sponsor della UEFA Champion League e marchio che per dodici anni in Italia ha firmato come Birra Moretti uno tra i più attesi tornei precampionato.
In Spagna, qualche anno fa, è spuntata perfino la divisa di una squadra neopromossa in Liga che raffigura un boccale di birra, con tanto di bollicine, del relativo sponsor, produttore locale. A Barcellona è stata prodotta una birra commercializzata col marchio “Piquenbauer” per celebrare il difensore centrale blaugrana il cui nome è accostato a quello di Franz Beckenbauer, il mitico libero della grande Germania degli anni 70. A Plzen, in Repubblica Ceca, nella Doosan Arena, la casa del Viktoria Plzen, sono perfino apparse due panchine a forma di lattina di birra.

Terzo tempo anche nel calcio?

In Germania, in Olanda, in Danimarca e oltremanica, mille aneddoti raccontano di fiumi di birra scorsi nei ritiri o nei brindisi dopo i match tra i calciatori. D’altronde nel rugby è tradizione per i giocatori delle due squadre ritrovarsi insieme in un pub a bere birra dopo essersele date di santa ragione sul campo.
Come avremmo potuto immaginare un Paul Gazza Gascoigne, genio e sregolatezza del calcio inglese anni ’90, senza un bel boccale di birra? O una festa scudetto del Bayern Monaco senza la bevanda nella città dell’Oktoberfest?

Le origini della birra

La birra, bevanda di origini antichissime che alcuni fanno risalire addirittura ai Sumeri e all’antico Egitto, è parte integrante della cultura enogastronomica europea. Proprio come il calcio appartiene alla cultura popolare e l’accompagna formando un binomio indissolubile.


In Italia siamo stati da sempre più attenti ai risvolti negativi del consumo di alcolici per chi pratica sport agonistico. Eppure qualche anno fa il centravanti dell’Empoli, Massimo Maccarone, festeggiò un gol
bevendo un sorso di birra e poco dopo realizzò il suo secondo gol. Più di recente il bis nel massimo campionato svedese, con l’autore del terzo gol al Goteborg che esulta sotto la curva e si scola un bicchiere di birra che gli porge un tifoso.

Birra e calcio sono compatibili?

Ci siamo chiesti quindi se la birra sia una bevanda compatibile con il calcio a livello agonistico. A rispondere affermativamente non solo i calciatori ma anche autorevoli esperti nutrizionisti e medici sportivi. Già nel 2016 il dottor Luca Gatteschi, medico dello staff della Nazionale italiana di calcio, sosteneva che la birra, soprattutto quella artigianale a bassa gradazione alcolica, non solo è una bevanda dissetante e rinfrescante ma funziona egregiamente da integratore grazie al basso contenuto di zuccheri, all’elevato contenuto di sali minerali, magnesio, calcio e fosforo su tutti, e alla presenza di cereali e luppolo, sostanza quest’ultima con spiccate proprietà antiossidanti che ha un effetto neuroprotettivo. Anche le vitamine del gruppo B, presenti nella birra in misura maggiore rispetto ad altre bevande hanno effetti positivi sull’organismo degli atleti.

L’utile al dlettevole

Come sempre la differenza la fa la quantità, soprattutto se in prossimità di allenamenti o delle gare. Un consumo contenuto di birra è del tutto consigliato e assimilabile per molti versi all’assunzione di una spremuta d’arancia, con parecchi vantaggi in più.

Ambrata, scura o rossa, filtrata o meno, la birra è anche sinonimo di schiuma e bollicine. L’effervescenza della birra, tipicamente finemente dispersa, rispetto a quella dell’acqua o di certe bibite di largo consumo
provoca meno gonfiore e stimola la produzione di endorfine. Insomma, una bottiglia di buona birra può senz’altro stare quotidianamente sulla tavola del calciatore e può essere, dopo una prestazione, il modo migliore per unire in un unico gesto l’utile e il dilettevole, il brindisi e i festeggiamenti con il reintegro di liquidi e sali minerali.

Mai esagerare

Tanta, troppa birra, significa tanto alcool e può spingere a tirare fuori peggio dall’uomo, evocando fenomeni negativi come quello degli hooligans o i fatti che hanno visto protagonisti frange estreme del tifo.
La birra in sé, invece, è senza dubbio amica dello sport e del calcio, in grado di unire la gente. In quantità moderate, la birra, la buona birra, può accompagnare al meglio i momenti più belli del tifoso come le gesta
dell’atleta, per un gioco spumeggiante, una serata spumeggiante, una festa davvero, fino in fondo, spumeggiante

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Ultimo aggiornamento il Agosto 23, 2019 3:17 pm

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