Perché seguire un Corso per fare la Birra Artigianale?

In Europa, in particolare in Germania o nella Repubblica Ceca, è frequente trovare i “mastri birrai“: veri e propri maestri nell’arte della birra che fanno della loro passione per il luppolo, una vera e propria professione.

In Italia, d’altro canto, la cultura della birra non è ancora tanto radicata da essere considerata come una possibilità di sbocco professionale; la birra è ancora vista come bevanda da condividere tra amici e sicuramente non in grado di raggiungere gli alti livelli del vino.

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La produzione di birra con tecnologia a cavitazione

Oggi, grazie alle nuove tecnologie, la produzione di birra si è raffinata e
ha permesso all’Italia di raggiungere standard produttivi, altrettanto
buoni, quanto le eccellenze mondiali.

Che cos’è la cavitazione idrodinamica?

La cavitazione idrodinamica si manifesta nella “bollitura” dell’acqua o di
qualsiasi altro liquido a temperature molto più basse rispetto alla
temperatura di ebollizione a parità di pressione (100° nel caso
dell’acqua). Le “bolle di cavitazione” si formano nel liquido in
conseguenza di depressioni localizzate, dovute per esempio a onde
acustiche nel campo degli ultrasuoni oppure alla circolazione del liquido
attraverso strozzature, dove il liquido subisce una repentina
depressione. Il sistema a cavitazione non richiede la macinazione
del malto e permette una conversione enzimatica del mosto e un
utilizzo del luppolo molto più veloci ed efficienti, senza
applicazione diretta di fonti di calore. Come sembra, quindi, non è più
necessaria la bollitura, in quanto la sterilizzazione, la volatilizzazione del
DMS e l’isomerizzazione degli alfa acidi avvengono già durante il mash.
Secondo analisi di terze parti, il mosto che si ottiene ha la stessa
stabilità e composizione di zuccheri fermentabili e non fermentabili, fan,
proteine, ecc. di un mash tradizionale.

Riduzione dei tempi di lavoro e del consumo di energia

200 miliardi di litri prodotti e consumati ogni anno nel mondo
e un giro d’affari ben superiore al trilione di dollari. Questo
impianto riduce i tempi di lavoro del 50% e dei consumi di energia di oltre il 40%, l’eliminazione di alcune fasi centrali del processo produttivo come
le triturazione a secco dei grani e la bollitura del mosto, una maggiore
durata di conservazione delle birre e delle loro proprietà strutturali.
I principali vantaggi della cavitazione idrodinamica rispetto alla
produzione brassicola tradizionale Di particolare rilievo è l’esclusione delle fasi di macinatura dei grani (che quindi possono essere introdotti interi) e di bollitura (completati a temperature inferiori a 100 °C). In più l’energia elettrica alimenta le pompe centrifughe, i processi di cavitazione e riscaldamento, e i trasferimenti necessari del mosto, garantendo un consumo molto ridotto rispetto agli altri impianti. L’elettricità alimenta anche il segmento di separazione, costituito da un Decanter, attivato simultaneamente a una specifica fase del processo di cavitazione.

I principali vantaggi della cavitazione idrodinamica rispetto alla
produzione brassicola tradizionale

Di particolare rilievo è l’esclusione delle fasi di macinatura dei grani (che
quindi possono essere introdotti interi) e di bollitura (completati a
temperature inferiori a 100 °C). In più l’energia elettrica alimenta le
pompe centrifughe, i processi di cavitazione e riscaldamento, e i
trasferimenti necessari del mosto, garantendo un consumo molto ridotto
rispetto agli altri impianti. L’elettricità alimenta anche il segmento di
separazione, costituito da un Decanter, attivato simultaneamente a una
specifica fase del processo di cavitazione.
I costi di realizzazione dell’impianto
I costi sono sicuramente inferiori rispetto agli impianti convenzionali. Ma
non sarà solo il costo di costruzione dell’impianto il maggiore vantaggio
economico, piuttosto la riduzione dei costi di gestione, di consumo
energetico e la superiore produttività. La stima è, a parità di produzione

di birra, tempi di lavoro e consumo energetico, pari ad una riduzione di
oltre il 40%.

In Toscana il primo birrificio al mondo a cavitazione idrodinamica

Barberino Val d’Elsa (Firenze), Birrificio San Gimignano: L’impianto ha
una capacità di 12 ettolitri — di facile gestione e flessibile rispetto a
qualsiasi ricetta, l’impianto a cavitazione idrodinamica controllata
sostituisce completamente le tecnologie esistenti, praticamente
immutate da secoli, e in particolare la bollitura del mosto e le triturazione
a secco dei grani. ”La cavitazione idrodinamica permette così
l’eliminazione di alcune fasi del processo produttivo, come la triturazione
a secco dei grani e la bollitura del mosto, garantisce migliori proprietà
strutturali della birra e una maggiore durata di conservazione”. Sul
funzionamento spiega che ”praticamente una pompa spinge il mosto
velocemente in un imbuto creando una forte pressione e quindi un
innalzamento delle temperature permettendo di sostituire il processo di
produzione di bollitura utilizzato per 10.000 anni sino ad oggi” (ANSA-
Stefano Botto, socio fondatore Birrificio San Gimignano).

Matrimonio Tema Birra – I consigli di una Wedding Planner

Matrimonio tema Birra – Un matrimonio sfizioso e al passo coi tempi

La gastronomia è diventata negli ultimi anni uno dei temi più utilizzati nell’organizzazione dei matrimoni. Tra questi oggi parliamo di una novità: il matrimonio a tema birra. Su questo tema è possibile sbizzarrirsi anche grazie alle numerose birre di fattezza artigianale che sono sempre più cercate dai consumatori sia giovani che meno giovani. Si sono imposte sul mercato e piacciono, quindi, anche agli ospiti dei nostri matrimoni. I consigli da una Wedding Planner con esperienza decennale.

Il modo più classico per organizzare un matrimonio a tema birra è sicuramente far trovare ai propri invitati una Beer Station, cioè una postazione che servirà birre di vario tipo oppure birre tutte bionde o birre tutte scure a seconda dei gusti degli sposi e dei gusti degli invitati. La Beer Station può essere organizzata con l’ausilio degli spillatori, a cascata o a pressione (più diffusi) o attraverso il ricorso alle bottiglie di vetro disposte in grossi catini di zinco ben refrigerati dai quali ogni ospite potrà attingere alla propria bevanda.

Matrimonio Tema Birra | Abbinamento Cibo Birra

Di fianco alla Beer Station va effettuato un giusto abbinamento di cibi. L’abbinamento più simpatico ma anche più tipico è quello del panino: con la mortadella, con la porchetta o con un salume di buona qualità che può essere ad esempio un buon prosciutto crudo oppure un buon salame magari tipico del territorio nel quale viene organizzato il matrimonio.

Oltre a questo, alla Beer Station si possono affiancare vari tipi di friggitoria e di classico Street Food e qui c’è da sbizzarrirsi perché ogni regione ha il proprio Street Food e ognuno di questi nella maggior parte dei casi è perfettamente abbinabile con una buona e fredda birra. Anche il menù e quindi piatti che saranno serviti a tavola o a buffet potranno prevedere varie portate realizzate con l’ausilio della birra ad esempio una delle più classiche è il pollo alla birra. Tanti sono anche i dolci che vengono preparati con la birra. mi viene in mente il tiramisù che nella sua variante frizzantina viene definito scherzosamente birramisù.

Ovviamente, tutte le decorazioni e i complementi dovranno essere a tema. Si pensi al tableau che classicamente può essere realizzato con delle bottiglie di birra di varia fattezza che riportano al posto delle etichette i nomi dei tavoli i nomi dei tavoli potranno essere i nomi delle varie birre oppure magari i nomi delle aziende più famose che producono birra.

Gli allestimenti dei buffet e i centrotavola della sala dovranno avere un tocco rustico e quindi via libera a legno al sughero ai vetri di vario colore. Come segnaposti i tappi a Corona delle birre potranno essere incollati su dei cartoncini di carta Kraft Ognuno dei quali riportanti il nome dell’invitato o semplicemente la scritta “Grazie”.

Chi vuole osare un po’ di più nelle decorazioni può ricorrere anche ai colori tipici del Oktoberfest che sono molto forti Ma assolutamente riconoscibili rispetto al tema della birra. Ovviamente il cadeau di fine festa per gli ospiti non potrà che essere una birra artigianale di ottima qualità magari confezionata in una teca di legno oppure in un Packaging studiato appositamente per l’evento.

5 cose da sapere per aprire un microbirrificio

Per molti la birra rappresenta una passione; i veri estimatori, infatti, vanno alla ricerca delle specialità locali, soprattutto di quelle prodotte in modo artigianale, che rappresentano spesso un prodotto di nicchia da non lasciarsi scappare. Del resto la birra è una delle bevande alcoliche più antiche, basti pensare che sul territorio dell’antica Persia sono state trovate tracce risalenti a ben 7000 anni fa. Fu una bevanda apprezzata anche dagli antichi Greci e dai Romani anche se poi il vino ne prese il posto, soprattutto fra i ceti più elevati e la birra rimase appannaggio degli schiavi e dei barbari. La sua produzione è stata per lungo tempo legata ad una tradizione familiare e solo in piena rivoluzione industriale venne realizzata sul larga scala. Potrebbe essere davvero molto interessante ed istruttivo approfondire la storia della birra per vedere poi quali sono le 5 regole più importanti da conoscere per aprire un microbirrificio.

Che tipo di birrificio?

Avendo già un’azienda agricola potrebbe essere semplice avviare un micro birrificio ma in questo caso è indispensabile produrre almeno il 51% di orzo necessario alla produzione locale; come vantaggio si hanno però, vari sgravi ed agevolazioni fiscali. In alternativa si può seguire la strada intrapresa ultimamente da vari imprenditori del settore: un microbirrificio associato ad un brewpub, un locale annesso dove far degustare direttamente la propria birra artigianale e, magari, mostrare le fasi di produzione della birra ai propri clienti. In questo caso è fondamentale trovare il locale adatto.

Seguire un corso di formazione

Se si ha l’intenzione di intraprendere l’attività di produzione della birra in modo non industriale, ma aprendo un piccolo birrificio, è bene sapere ciò di cui si ha bisogno. Sarebbe l’inizio di una nuova passione oltre che di un nuovo ed entusiasmante lavoro. Il primo passo da fare, però, è quello di approfondire la propria conoscenza in questo ambito. Non si può, infatti, pensare di avviare un’attività, seppur in forma ridotta, senza avere le basi per arrivare a produrre una birra artigianale di qualità. Per questo motivo è essenziale seguire un corso che fornisca le nozioni tecniche e gestionali per aprire un micro birrificio. Può essere utile, poi, anche partecipare ad eventi e fiere di settore per confrontarsi con altri produttori ed avere una idea chiara e precisa di ciò che si vuole fare, anche per ciò che riguarda le attività di promozione del proprio prodotto.

Attrezzatura ed impianti

Per produrre la birra occorre dotarsi di impianti ed attrezzatura. Anche in questo caso, sebbene si tratti di un microbirrificio, è necessario ponderare con attenzione le scelte da fare, anche in vista degli investimenti. Le strade da percorrere sono due: occuparsi personalmente della messa in posa della strumentazione oppure affidarsi ad una ditta specializzata che affianca anche per la formazione ed il reperimento di tutto ciò che serve per produrre la birra. Naturalmente la scelta sul percorso da seguire dipende dal grado di conoscenza personale sulla materia. Molte persone hanno realizzato la propria birreria in modo completamente autonomo, ma ciò presuppone un background solido per non andare incontro ad errori ed investimenti sbagliati che potrebbero scoraggiare. Le attrezzature fondamentali per un microbirrificio comprendono l’impianto di produzione, i fusti ed i lavafusti, una cella frigorifera, un magazzino per lo stoccaggio del materiale di produzione e l’eventuale macchinario per l’imbottigliamento. I costi sono variabili anche perché, per risparmiare, si potrebbe ricorrere ad attrezzature usate.

Come iniziare

Questo settore è regolamentato da norme specifiche poiché prevedere la produzione e la vendita di birra destinata al pubblico. Un micro birrificio è tale se la produzione di birra non supera i 10.000 hl ogni anno. Il primo passo da fare per avviare l’attività è la stesura di un business plan in grado di fornire un chiaro dettaglio delle spese e dei ricavi, oltre che delle strategie di marketing e della presenza di eventuali competitor. Poi è necessario ottenere il nulla osta da parte della Asl di competenza e l’autorizzazione da parte dell’agenzia delle dogane, in particolare dell’ufficio tecnico – finanze, per le accise sulle bevande alcoliche. Inoltre è necessario che una persona del gruppo possegga il certificato di somministrazione bevande ed alimenti, rilasciato dalla regione. Per chi è alle prime armi, potrebbe risultare utile farsi assistere da società specializzate negli adempimenti fiscali e normativi, approfondendo qui https://www.comeaprireunmicrobirrificio.it

Strategie di marketing

Attualmente la concorrenza in questo settore è abbastanza dura, ma ciò non deve scoraggiare ad aprire un microbirrificio, anzi. Ciò che conta è, come sempre, la qualità perché i consumatori sono diventati più consapevoli su ciò che bevono o mangiano e fanno delle scelte ponderate. Il brewpub potrebbe essere la scelta vincente per rendere la propria birra un prodotto di nicchia e quindi ricercato. Il segreto è trovare la formula giusta, abbinando un locale piacevole ad un cibo caratteristico, che ben si accompagni al tipo di birra prodotta. Degustazioni, eventi periodici e show cooking, poi, potrebbero fare la differenza rispetto alla concorrenza.

Le migliori birre in Campania

Le nostre terre sono famose per tantissimi prodotti, e anche la birra non è da meno.

In particolare, per quanto riguarda la Campania, sono tantissime le specialità che si aggiudicano, ogni anno, premi e riconoscimenti.

Così come si possono individuare i migliori vini della Campania, acquistati in tutto il mondo, anche le migliori birre della Campania si fanno riconoscere.

Giurie e riconoscimenti per le migliori birre in Campania

Si può iniziare la carrellata relativa ai prodotti campani dedicati agli amanti della birra con quelli che sono stati i risultati de la “Birra dell’anno”. Questo concorso, che ogni anno viene organizzato dall’associazione di categoria dei birrifici italiani Unionbirrai, ha potuto esaminare quasi duemila birre conferendo numerosi premi ai birrifici artigianali del territorio campano.

Riconoscimenti particolari sono stati conferiti, innanzitutto, alle birre Wild Saison Lambicus e Belle Saison realizzate dal Birrificio dell’Aspide che si trova a Roccaspide, in provincia di Salerno e che appartengono alle categorie delle birre ad alta fermentazione, con ispirazione per gusto e produzione determinate dalla tradizione belga.

Per la categoria delle birre affumicate, un ottimo secondo posto è stato assegnato alla Smoky Eye, prodotta dal birrificio artigianale Lievito & Nuvole di Avella, in provincia di Avellino.

Per chi ami le birre della categoria Strong Ale il consiglio è quello di provare la Tramalti del microbirrificio Okorei di Mariglianella, mentre per chi sia un amante delle birre realizzate con uve bianche, la proposta è quella della birra Aspirinia del Birrificio Karma di Alife.

Le categorie più amate tra le migliori birre in Campania

Oltre alle singole birre che abbiamo citato, sono presenti delle categorie nelle quali il nostro Paese in generale, e la Campania in particolare, è davvero riconosciuto in tutto il mondo.

Infatti, sono state prodotte tantissime birre di ottima qualità nelle categorie delle American Pale Ale e anche delle India Pale Ale.

Queste birre sono state spesso reinterpretate dai produttori e dai birrifici campani, per aggiungere sapori e fragranze che non solo le rendessero più interessanti, ma che sapessero anche far affezionare tutti gli amanti delle tradizioni che siano in cerca di nuove “emozioni”.

Inoltre, una delle categorie di birre nelle quali è stato maggiormente possibile registrare delle iscrizioni numerose, aumentate rispetto allo scorso anno, è stata quella delle Brut Ipa.

Queste sono conosciute per essere particolarmente “secche” e per questo motivo vengono spesso chiamate anche “birre champagne”.

I riconoscimenti di Slow Food

Oltre alle premiazioni legate alle manifestazioni settoriali, le migliori birre in Campania sono state riconosciute più volte anche da Slow Food, che ogni anno si occupa di stilare un elenco delle birre che possono non solo farsi amare dagli estimatori, ma che sono anche pregiate per i propri ingredienti e per le modalità di produzione.

Così, vi si trovano le “Birre Slow” come la Centesimale del birrificio Karma di Alife, la Once Upon a Time Botte di Amarone del birrificio il Chiostro di Nocera Inferiore, e la già citata Belle Saison del Birrificio dell’Aspide.

Slow Food, infine, cerca anche di premiare coloro che creano quelle che vengono indicate come birre quotidiane, leggere e in grado di accompagnarsi a diversi tipi di pasto e di pietanza.

Così, rientrano in questa categoria la Parthenope del Birrificio Sorrento di Massa Lubrense, la Nefeli, del Birrificio Bella ‘Mbriana di Nocera Inferiore, la Blonde del Birrificio dell’Aspide e la Kölsch, prodotta dal birrificio Saint John’s di Faicchio.

Per chi, quindi, cerchi una grande birra queste sono sicuramente le migliori birre in Campania.

Tuttavia, anche tutte le altre produzioni locali, soprattutto se realizzate artigianalmente e con metodi di produzione che ne garantiscano il processo di fermentazione, saranno sempre un’ottima scelta.

La birra degli antichi: bevuta da sumeri, egiziani e romani

Oggi è usanza comune bere birra per svagarsi o per rinfrescarsi un minimo, ma in antichità per vari popoli la birra costituiva parte integrante della dieta, nonché in alcuni casi un utile strumento usato nei riti e pratiche del divino.

La birra infatti, così come il vino (ancora si discute su quale fra le due bevande sia la più antica), ha delle origini molto remote nel tempo e le sue tracce passate sono giunte sino a noi anche da periodi molto lontani.

Nella grotta di Raqefet, situata nei monti Carmel, nell’alta galilea, pare siano state ritrovate tracce di birra, forse consumata durante cerimonie religiose o feste rituali dai natufiani, resti comunque risalenti a circa 13000 anni indietro rispetto al nostro tempo.

La prima birra prodotta già 5000 anni fa

La birra era, molto anticamente, nota anche ai cinesi, che producevano una varietà dalla fermentazione del riso già più di 5000 anni fa.

In Mesopotamia i sumeri adoravano la dea ninkasi, ovvero la “dea protettrice della birra”, a cui era consacrato anche l’alcol in generale. La birra è citata anche all’interno di un poema sumerico, sempre in onore della dea Ninkasi, contenente la più antica ricetta mai giunta sino a noi più antica della birra.

Precisamente, il poema è scritto in lingua sumera sopra tavole d’argilla, e risale probabilmente al 1800 a.C.; Ninkasi è una dea donna, infatti presso i sumeri erano più che altro le donne a essere incaricate di produrre la birra, assieme alla produzione del pane.

La birra per i sumeri probabilmente aveva una seconda funzione oltre a quella rituale, costituita dalla funzione di conservazione dei cereali, appunto la birra.

Un altra opera letteraria sumera in cui è citata la birra è la famosa epopea di Gilgamesh, dove Enkidu, il selvaggio, a cui viene data per la prima volta da bere.

La consistenza delle birre sumere era più vicina a quella di una sorta di pappa, un miscuglio acquoso più denso rispetto a quello a cui siamo abituati oggi, spesso con numerosi granuli sul fondo.

Una caratteristica interessante e poco nota è che i sumeri usavano una sorta di primitive cannucce, spesso fatte in metallo e decorate con pietre e ornamenti di vario genere, per consentire la bevuta della birra senza l’incappo nei frammenti amari residui dalla fermentazione della bevanda.

Anche gli egizi avevano una lunga tradizione come mastri birrai, addirittura risalente a oltre 5000 anni fa. Era pratica giornaliera per i faraoni bere birra, solitamente realizzata con orzo; la birra non era solo un elemento importante delle classi più potenti: pare infatti che ai lavoratori delle piramidi, e in particolare ai lavoratori delle piramidi di Giza, venisse data come ristoro una grande quantità di birra giornaliera (alcuni litri a testa).

Anche nel caso dell’Egitto la birra era associata a un dio, in particolare al culto di Osiridie.

Per la birra dell’antico Egitto veniva spesso impiegato anche il farro, che a differenza dell’orzo produceva una birra con meno necessità di filtraggio, in quanto scarsamente dotata di residui di fondo. Per realizzare la birra dell’antico Egitto si impiegavano lieviti provenienti da vino di datteri; il composto da far fermentare era posto in vasi argillosi, preventivamente trattati con cenere per evitare infezioni.

Nel mondo romano la birra era conosciuta col nome di cerevisia, dal nome celtico della bevanda. Sebbene nell’antica roma fosse più popolare il vino la birra aveva un buon numero di consumatori fedeli, specialmente in mezzo ai legionari romani, come testimoniato dalle corrispondenze scritte tra ufficiali romani in ambito militare.

Mentre presso le legioni, specie dopo il primo secolo dopo cristo, la birra aveva ottenuto qualche successo, nella città romane non era tanto apprezzata come bevanda, sebbene conosciuta.

Plinio il Vecchio ci parla appunto della birra a Roma e di come, sebbene la bevanda fosse conosciuta, questa non avesse riscosso successo e venisse reputata una bevanda destinata al consumo femminile; tuttavia nelle province imperiali, specialmente dove esisteva già la tradizione antica degli Egizi, la birra continuava a essere consumata con piacere.

La birra analcolica è migliore perché priva d’alcol, ma fa bene?

C’è chi pensa che la birra analcolica fa ingrassare chi invece, sostiene il contrario. Ma qual è la verità sull’argomento? Partiamo dal presupposto che in natura non esiste un alimento che di per se e se consumato in eccesso, non aggravi sulla salute del corpo umano.

La bibita d’eccellenza tedesca e amata in tutto il mondo però, si contraddistingue sia da quella con contenuto alcolico sia per l’altra in assenza di quest’ultima sostanza. Cerchiamo di analizzare i benefici e le sostanziali differente tra le due bevande.

Tutta la verità sulla birra analcolica

Tra le tante curiosità che sussistono in tutto il mondo, quella che forse non immaginerebbe mai chi è in cerca della birra analcolica, è che proprio quest’ultima contenga un po’ di alcol. Ma com’è possibile?

In realtà, nonostante sia venduta come bevanda “priva” di tasso alcolemico, per mantenere i suoi valori iniziali e per far sì che possa mantenere il gusto di una birra tradizionale, i produttori possono utilizzare massimo 1,2% di tasso d’alcolico (8 gradi Plato) previsti dalla Legge italiana.

Chiaramente nonostante la percentuale sia molto minima, la bevanda sarà consigliabile evitarla per quegli individui che seguono un piano alimentare in cui non è previsto alcol (prendendo in esempio il mondo femminile potremmo fare riferimento alle situazioni di gravidanza).

Bibita senza contenuto alcolico: quali sono i vantaggi?

Sono sempre di più quegli utenti che si domandano se la birra analcolica fa male oppure no. Così come abbiamo spiegato precedentemente, anche in questo caso è bene sottolineare che nonostante l’assenza o il bassissimo contenuto d’alcool, l’assunzione va moderata.

Di conseguenza l’importante è non eccedere con il beveraggio di tale bibita. Quello su cui ci teniamo a focalizzarci maggiormente sono i benefici e le proprietà nutrienti della birra analcolica:

  • Idratazione: buona parte di esperti sostengono che chiunque beva un po’ di birra analcolica dopo aver svolto un allenamento fisico, l’idratazione del nostro organismo avrà lo stesso effetto rispetto a quando si beve l’acqua.
  • Poche calorie: un aspetto da non sottovalutare riguarda la differenza calorica. La birra analcolica infatti, ne contiene circa la metà (se non di più). Motivo per cui in un sano regime alimentare ipocalorico è consiglio bere la bevanda senza alcol.
  • Vitamina B: non tutti sanno che la bevanda originaria tedesca contiene tantissime vitamine. Tra quella più importante vi è la B, il quale rinforza l’organismo, il sistema immunitario e creare equilibrio alla salute mentale.
  • Ricca di fibre: anche la birra analcolica viene prodotta con l’orzo che a sua volta possiede la fibra. Il componente alimentare infatti, aiuta e mantiene in forma l’organismo umano. Il problema però, è che per produrre tali benefici, le quantità contenuta nella bevanda sarebbero insufficienti.

In sintesi possiamo affermare che la birra analcolica è più “salutare” rispetto a quella classica con tassi alcolemici medio – bassi. Va ricordato altresì, che l’utilizzo dovrà rispettare i limiti consentiti dal buon senso umano, senza eccedere con la sua consumazione.

La birra va via dai vestiti? Ecco come togliere ogni macchia

In compagnia di qualche amico e di una birra, non è raro che per motivi di cui non tutti ricordano possa accadere che la bevanda alcolica finisca sui vestiti o peggio ancora sul divano dei propri genitori. Ma qual è il rimedio per eliminare ogni traccia e macchia?

Fortunatamente la soluzione esiste per ogni tessuto, ma soprattutto anche per quei materiali il cui lavaggio a volte risulta estremamente difficile. Cercheremo quindi, di ipotizzare una serie di casi poiché l’effetto della bibita riversata sull’abbigliamento può cambiare di situazioni in situazioni.

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Chiazze di birra ovunque: rimediamo subito

Che sia successo a ferragosto o durante una semplice serata di divertimento poco importa, perché l’unica cosa che conta realmente è togliere la macchia di birra artigianale mora o bionda che sia, dai vestiti o dal tessuto del divano di casa.

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Le soluzioni sono tutte differenti tra loro e cambia in base al materiale da ripulire:

  • Abiti di cotone: senza dubbio quest’ultimo è il materiale nemico d’eccellenza della birra. La chiazza va affrontata tempestivamente immergendo il jeans o la maglietta in acqua piuttosto tiepida e versare il detersivo che viene adoperato per il bucato a mano.

    In assenza di quanto detto, un’altra soluzione è quella di versare un po’ d’acqua gasata direttamente sul danno in evidenza.

  • Capi in seta: dal momento in cui stiamo trattando un tessuto altamente pregiato, il consiglio è quello di rivolgersi ad una lavanderia di fiducia. Per i più coraggiosi, la soluzione sarebbe quella di provare a togliere la macchia di birra con acqua e alcool. Ma noi lo sconsigliamo vivamente.
  • Indumento di lana: l’operazione va fatta nel più breve tempo possibile. Sarà essenziale inzuppare una pezza con il composto d’alcool e attendere qualche minuto per poi sciacquarlo sotto acqua corrente.

    Una volta asciugato (parzialmente) sarà altrettanto importante versare la famosa “polvere bianca” meglio conosciuta come talco. Una volta attesi un paio di minuti, quest’ultima andrà rimossa con una spazzola in setole naturali.
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Birra versata sul divano? Niente paura

La macchia di birra sul divano potrebbe richiedere più tempo rispetto ai vestiti, ma l’importante è agire senza pensarci due volte. Anche in questo caso sarà essenziale munirsi di una pezza con abbondante acqua tiepida e gettarla sul punto macchiato.

Successivamente asciugare con il phon (tenuto ad opportuna distanza). Un altro problema non indifferente potrebbe riguardare il cattivo odore rilasciato dalla bevanda alcolica. Sia per i vestiti (dipende il materiale) che per il divano, l’utilizzo del bicarbonato può far passare la puzza.

Qualora la birra fosse “vecchia” quindi di tempi addietro, il consiglio è quello di non rimuovere dopo qualche minuto il sale di sodio dell’acido carbonico, bensì di lasciarlo agire per tutta la notte.

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Qual è la migliore birra tedesca? Lista delle marche più buone

Chi viaggia in Germania spesso si chiede “qual è la migliore birra tedesca?”. La bibita alcolica è certamente l’eccellenza di ogni città tedesca. I sostenitori della bevanda a base di malto d’orzo sanno certamente che la sua produzione è ben superiore anche a quelle belghe o inglesi.

In città è difficile fare una cernita dei negozi ma soprattutto dei birrifici che si occupano dell’ingrosso di birre tedesche. Per questo motivo abbiamo pensato a stilare una classifica, delle marche migliori e ritenute molto più buone di tutte le altre.

Le 5 migliori marche di birre tedesche

Tutte le marche migliori appena citate sono quelle elenco. Ciascuna birra ha una particolarità: da quella prodotta in un piccolo birrificio a conduzione familiare a quelle più amare per la bassa graduazione di alcool.

Anche le bevande alcoliche per essere classificate come “migliori” vanno assaggiate ma soprattutto accompagnate da determinati cibi. Chiaramente anche in questo caso va fatta distinzione con le birre artigianali.

Birra lager tedesca: perché è la migliore?

La birra lager tedesca è conosciuta in tutto il mondo. A distinguerla dalle altre è la sua fermentazione molto bassa. La bevanda va bevuta rigorosamente fredda, la temperatura infatti non dev’essere né inferiore e né superiore ai 6° o 7°.

La caratteristica della birra lager sta nel suo basso volume d’alcool. Proprio per via di quest’ultimo processo il sapore che si sentirà una volta bevuta sarà come mangiare pane, cereali, miele e malto. Una combinazione perfetta solo per buoni intenditori.

Meta description: La birra tedesca rientra senza dubbio tra le migliori in tutto il mondo. Ma quali sono le marche più buone?

Bere birra artigianale fa bene: quali sono i benefici?

Non si tratta di leggende metropolitane, bensì degli studi specifici sui benefici della birra artigianale. Al contrario di quanti molti possano pensare, chi beve alcool (una volta tanto) non solo migliora il suo aspetto ma tutela anche la salute del cuore.

La bibita alcolica realizzata con prodotti fai-da-te, sia in privato che da birrifici medio-piccoli viene definita appunto, artigianale. Rispetto a quella tradizionale, quest’ultima grazie alle sue proprietà benefiche, farebbe bene al nostro corpo.

Food and Chemical Toxicology afferma: la birra artigianale è sana

Un vecchio studio da parte di Food and Chemical Toxicology risalente all’anno 2008, sostiene che la birra artigianale sarebbe molto più sana rispetto a quelle classica. Ma allora, qual è la differenza tra le due birre alcoliche?

In realtà i vantaggi sarebbero essenzialmente quattro, tutti connessi chiaramente all’uso moderato del beveraggio. Chiaramente bere birra tutte le sere non produrrebbe alcun beneficio, bensì possibilità di malori e danni al fegato.

La birra artigianale è ricca di sali minerali e vitamine

Tra le proprietà migliori della birra artigianale vi è senza dubbio, la vitamina B. Un elemento essenziale per garantire un buon equilibrio al sistema nervoso. Altri componenti quali calcio , fosforo, potassio, magnesio e iodio aiutano perfino il metabolismo e la digestione.

Restando sempre di “artigiano”, un altro fattore non meno importante è la presenza dei cereali, altrettanto importanti per l’organismo dell’uomo.

Un rimedio contro l’osteoporosi e l’Alzheimer

La birra artigianale previene perfino due malattie, l’osteoporosi e l’Alzheimer. Come ci riesce? Nel primo caso, grazie alla protezione nei confronti della densità minerale contenuta nelle ossa.

Mentre per far sì che un individuo non venga colpito dalla demenza di Alzheimer, il lavoro più consistente lo fa l’elemento chimico contenuto sulla birra artigianale, ovvero il silicio. Proprio quest’ultimo evita l’assorbimento e riduce notevolmente l’alluminio che si depositerebbe nell’intestino.

Ancora dubbi sul perché bere birra artigianale faccia bene? L’ultima chicca riguarda la quantità d’acqua presente in essa. La percentuale è pari al 93%, per non parlare della riduzione degli zuccheri rispetto a tutti gli altri “soft drink”, secondo il quale, la quantità sarebbe ben superiore.