Cos’è la birra artigianale?

Inutile negare che la birra artigianale ha fatto il suo ingresso ufficiale nel vocabolario di noi Italiani da pochi anni, ormai però ha sicuramente preso il largo sulle tavole Italiane abbinata ormai a tutti i piatti, sia carne che pesce.


La birra Artigianale in Italia


Il boom In Italia lo abbiamo verso il 2005/2006, dove con un onda di rivoluzione fanno irruzione sul mercato i Kit per fare la birra in casa e contestualmente aprono molti birrifici artigianali nelle varie terre locali Italiane.
Un boom che ha sicuramente trovato il pieno interessa da parte di imprenditori e conoscitori della materia che dopo il primo boom non si sono fatti trovare impreparati.

Ovviamente, non è che prima in Italia non si producevano birre artigianali, ma semplicemente il settore era di nicchia e poco conosciuto, poi vuoi complice il boom delle trasmissioni culinarie in Tv, anche la birra artigianale Italiana ha avuto il suo giusto palco nazionale.

Personalmente considero artigianali tutte le birre prodotte da piccoli birrifici in Italia aldilà del gusto e aldilà della composizione che molte volte sono dei gusti puramente personali. Quindi ogni birra prodotta da piccoli produttori Italiani, e visto che siamo molto patriottici, ci aspettiamo che prima o poi venga riconosciuto un disciplinare per la birra artigianale Italiana.

Anche la Legge Italiana riconosce la birra artigianale

Anche la legislazione è entrata a legiferare sulla birra artigianale e con la legge (154/2016) ha deciso di affermare su carta i canoni per cui ad oggi possiamo definire la birra ” Artigianale “.

Si definisce birra artigianale la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e di microfiltrazione. Ai fini del presente comma si intende per piccolo birrificio indipendente un birrificio che sia legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza di utilizzo dei diritti di proprietà immateriale altrui e la cui produzione annua non superi 200.000 ettolitri, includendo in questo quantitativo le quantità di birra prodotte per conto di terzi.

Legge ( 154/2016 )

Una definizione di Birra artigianale che impone un prodotto realizzato da piccole realtà, con una produzione annua inferiore ai 200.000 ettolitri includendo quelle prodotte per conto di terzi. ( Un birrificio artigianale rimane cosi ancorato alla sua produzione e non può produrre per altre linee con la denominazione di Birra Artigianale )

La legge è sbagliata?

Forse si e Forse no, sicuramente in questo tipo di regolamento manca una parte fondamentale che parla della qualità dei prodotti utilizzata nella fase di produzione della birra artigianale.
Bisognerà sicuramente tenere conto di questi dettagli fondamentali nel caso si provi ad aggiornare questa buona legge che oltre ai produttori di Birra Artigianale.

Niente prodotti Italiani nella produzione? Attualmente non è obbligatorio l’utilizzo di prodotti esclusivamente Italiani per avere un prodotto Artigianale nel campo della birra, anche perché la produzione di Luppolo non è ancora sufficiente a soddisfare la richiesta per la produzione Italiana di Birra Artigianale.

Avevamo bisogno di una Legge per la Birra Artigianale in Italia?

Certamente, essendo in Italia avevamo sicuramente bisogno di una legge che mettesse dei paletti sulla produzione di Birra Artigianale.
Il mercato che ha avuto uno sviluppo pazzesco in pochissimo tempo era sicuramente a rischio di frodi e di furbetti che avrebbero prodotto la birra artigianale con metodi e tecniche industriali.

Quindi si è accolto con favore la legge per aiutare i piccoli birrifici escludendoli da una possibile guerra di mercato con le grosse industrie che hanno sicuramente fondi e mezzi per schiacciare i concorrenti.

La birra artigianale in Italia ormai ha sfondato il mercato e si possono contare svariate qualità e tipologie in base alla regione di produzione. Ormai ogni regione in Italia ha una piccola storia di produzione di Birra Artigianale che piano a piano si stanno affermando ai top delle classifiche europee.

Perchè la Birra fa Bene ai Capelli? Come Migliorare il Tuo Aspetto

Ti sarai sempre chiesto “perchè bere birra fa bene ai capelli?”, in realtà non sono le classiche affermazioni o legende metropolitane, ma il pensiero è molto più profondo e realistico. Nonostante possa sembrar surreale, i benefici prodotti dalla bevanda alcolica sono molteplici.

Oggi però vogliamo spiegarti, tra tutti i vantaggi che vi sono, il motivo per cui questa bevanda fresca potrebbe aiutarti a crescere i capelli e soprattutto quale metodo adottare, per far sÏ che la tua chioma possa esser sempre ben curata.

Bere birra fa bene: un sano tocco per capelli crespi e ricci

Sicuramente al di là del piacere nel bere una buona e fresca birra, soprattutto in estate, c’è molto di più. Per esempio? La bevanda alcolica produce e aiuta ad aumentare la resistenza per i capelli a rischio caduta, ma soprattutto per combattere la secchezza nelle chiome come quelli crespi e ricci.

Tutto ciò è dovuto ai composti presenti all’interno della birra, di quali parliamo? antiossidanti, proteine e vitamine. Questo miscuglio produce degli ottimi benefici sulla pelle, lo sapevi? Qualora ne fossi a conoscenza, sai anche che è un’ottima soluzione per evitare quei prodotti chimici e aggressivi per tutti noi.

Fin dai tempi antichi, la birra veniva definita come “elisir di bellezza“. Tutt’oggi i suoi benefici nascosti, ti consentono di rendere i capelli più voluminosi, lucenti e soprattutto molto morbidi. Ma come è possibile che una bevanda alcolica possa produrre questi effetti benevoli?

  • Morbidezza e lucentezza: tutto ciò è dovuto al luppolo e al malto.
  • PH basso: l’acidità piuttosto inferiore della birra restringerà le cuticole dei capelli, cosicchè possano sembrar più lucidi.

Come applicare la birra sui capelli

Ora che hai capito perchè bere birra fa bene ai capelli, ti spiegheremo come rendere la tua chioma brillante e come applicarla:

  • Il primo passo è quello di sciacquare i capelli e poi versare la birra dalla sua bottiglia, con l’aiuto di un polverizzatore (nebulizzatore).
  • Cronometra 10 minuti e allo scadere di tale tempo, esegui un risciacquo con tanta acqua tiepida.
  • Dopodichè sarà necessario un po’ di balsamo, affinchÈ si possa togliere l’odore della birra

Per ottenere buoni risultati, il trattamento andrà applicato circa tre volte a settimana. Adesso ti è chiaro perchè bere birra fa bene ai capelli? Inoltre non dimenticare l’applicazione da effettuare settimanalmente.

Birra analcolica? Sì, ma occhio all’etichetta

Spesso e volentieri la tecnologia rende le cose più difficili, molto più semplice da attuare nella vita di tutti i giorni. È il caso certamente del settore dell’intrattenimento, che ormai si può apprezzare alla perfezione direttamente dalla propria abitazione, senza muoversi dal divano di casa, grazie a portali sicuri come casinoonlineaams.com, ma anche di tanti altri ambiti, come ad esempio quello alimentare.

Pensiamo, quindi, alla possibilità di acquistare tantissimi prodotti direttamente da un portale che si trova online: un vantaggio, ma in altri casi, senza conoscere a menadito alcune regole base, ecco che può trasformarsi anche in situazioni spiacevoli, soprattutto nel caso in cui i prodotti comprati non corrispondevano a quelli presenti nella foto e nella descrizione sul sito online.

Un caso simile può essere legato, oltre che alla poca attenzione, pure alla ridotta conoscenza delle qualità dei prodotti specifici. Giusto per fare un esempio, ci sono tantissime birre che vengono ribattezzate come analcoliche, quando in realtà, nonostante la percentuale sia decisamente bassa, una frazione alcolica è comunque presente.

Birre analcoliche… o no?

Nel corso degli ultimi, infatti, ci sono state diverse segnalazioni che hanno messo in evidenza come tante birre presentino al loro tracce di alcol, con dei contenuti che sono di solito compresi tra 0,5 e 0,5 punti percentuali. Tutto bene fin qui, se non fosse per il fatto che sulle confezioni è presente un titolo che non corrisponde al prodotto citato, visto che si parla di birre analcoliche.

Invece, l’indicazione della presenza di tracce di alcol viene riportata sulla confezione in un formato talmente ridotto che diventa anche difficile accorgersi della sua presenza. Certo, non si tratta di tracce con gradazioni molto alte, ma in ogni caso possono comunque portare a dei danni in alcuni soggetti che presentano una fragilità maggiore. Basti pensare, giusto per fare un esempio, alle donne che si trovano in stato di gravidanza oppure a quelle persone che stanno seguendo un percorso di disintossicazione dall’alcol.

In base a quanto è previsto dalla normativa attualmente in vigore, però, ecco che le case di produzione di queste birre analcoliche, che poi comunque contengono delle tracce di alcol, non si potrebbero punire. Tutto “merito” dell’articolo 2 della normativa, che definisce la terminologia di birra analcolica, mettendo in evidenza come tale etichetta sia da riferire solo ed esclusivamente a quei prodotti con grado Plato non più basso di 3 e non più alto di 8, oltre che con un titolo alcolometrico volumico che non va oltre la soglia dell’1,2%.

Un problema per i consumatori

Come si può facilmente intuire, quindi, sia le etichette che tutte le varie scritte che sono presenti sulle confezioni, ma anche direttamente sulle bottiglie, possono rappresentare un bell’inganno per chi ha intenzione di completare l’acquisto.

Cosa è necessario fare in questi casi? La soluzione suggerita è quella di provvedere alla lettura, con la massima attenzione ovviamente, delle scritte che sono state realizzate in caratteri più piccoli e che, spesso e volentieri, sono collocate proprio sul retro della confezione piuttosto che della bottiglia.

Si tratta, in fondo dell’unica soluzione per poter valutare e capire se, in effetti, quella specifica birra analcolica, il cui mercato entro il 2026 varrà all’incirca 29 miliardi di dollari, è effettivamente tale, e quindi non presenti al suo interno nemmeno qualche traccia di alcol, oppure se al contrario ne contiene in maniera anche lieve, sempre entro i quantitativi e i limiti che sono stati stabiliti da parte della normativa che è attualmente in vigore. Proprio in tal senso, è bene sottolineare ancora una volta come l’unico sistema possibile per evitare “fregature” è proprio quello di procedere in autonomia con il controllo di tutte le varie indicazioni che sono riportate al di sopra della confezione.